Ingegneria antincendio - come svolgere la valutazione

La valutazione ingegneristica non si risolve solo con la simulazione al computer di un incendio. E’ necessario seguire un processo dettagliato di documentazione dei passi seguiti durante la verifica. Queste indicazioni sono state fornite nella circolare del 31 marzo 2008 del Ministero dell’Interno - Vigili del Fuoco. Di seguito indichiamo il contenuto di questa circolare:

LINEE GUIDA PER LA VALUTAZIONE DEI PROGETTI

1. Premessa

Il presente documento e’ redatto con riferimento a quanto previsto dal D.M. 9/5/07 allo scopo di fornire ai funzionari tecnici del Corpo Nazionale VV.F. gia’ formati nello specifico argomento, che esamineranno i progetti redatti con l’approccio ingegneristico, elementi utili alla valutazione.

Non vuole rappresentare una lista in cui ogni punto deve essere verificato, ma piuttosto un insieme di indicazioni da utilizzare ove applicabili.

Si evidenzia che data la particolarita’ del processo di progettazione appare estremamente opportuno favorire una fase di confronto tra progettista e il Comando P.le VVF prima del completo sviluppo della progettazione stessa, allo scopo di poter valutare e condividere alcuni aspetti fondamentali quali ad esempio: l’identificazione degli obiettivi di sicurezza, dei livelli di prestazione, degli scenari di incendio, della scelta dei modelli per l’analisi delle conseguenze ecc. Tenuto conto quanto gia’ previsto dall’allegato I al D.M. 4/5/98 si riporta di seguito l’elenco delle informazioni e della documentazione aggiuntiva che dovra’ essere fornita in caso di progettazione svolta con l’approccio ingegneristico; le parti in corsivo sono tratte direttamente dal D.M. 9/5/07.

2. Scheda informativa generale

La scheda informativa generale oltre a quanto gia’ previsto dal D.M. 4/5/98 deve contenere le seguenti informazioni.

- Indicazione del responsabile dell’attivita’.

- Individuazione del responsabile della progettazione antincendio generale.

- Individuazione del progettista che utilizza l’approccio ingegneristico e del progettista che ha prodotto il Sistema di Gestione della Sicurezza Antincendio (SGSA) qualora diversi al

responsabile della progettazione antincendio generale.

- Finalita’ per le quali e’ applicato l’approccio ingegneristico, tra cui in particolare:

relativamente agli aspetti di prevenzione incendi:

– analisi dei campi termici generati;

– analisi della diffusione dei fumi e verifica delle vie di esodo;

– valutazione dei tempi di esodo;

– valutazione dei requisiti di resistenza al fuoco delle strutture;

– valutazione dei requisiti di resistenza al fuoco della costruzione o di parte di

essa;

relativamente ad altri particolari aspetti:

– protezione di beni o infrastrutture;

– prosecuzione attivita’ (business continuity).

Deve risultare chiaro quali aspetti della progettazione vengono affrontati tramite l’approccio ingegneristico e quali ne sono esclusi.

(Nota: un particolare progetto puo’ prevedere l’analisi della diffusione dei fumi in relazione ai tempi di esodo

ma garantire i requisiti di resistenza al fuoco con analisi di tipo prescrittivo).

La scheda informativa generale deve essere firmata dal responsabile dell’attivita’ e da tutti i soggetti coinvolti nella progettazione. Tutta la documentazione di progetto deve comunque essere firmata dal responsabile dell’attivita’ che ha prodotto l’istanza.

In caso di voltura o di variazione del responsabile legale tra la fase di esame progetto e quella di richiesta di visita di controllo, il nuovo responsabile dovra’ firmare la documentazione di progetto precedentemente approvata in fase di esame progetto, allo scopo di dimostrare di essere consapevole delle limitazioni collegate a questo tipo di analisi (soprattutto in termini del

mantenimento delle condizioni e delle limitazioni di esercizio previste dal SGSA).

3. Analisi preliminare (I fase)

“L’approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio e’ caratterizzato da una prima fase in cui sono formalizzati i passaggi che conducono ad individuare le condizioni piu’ rappresentative del rischio al quale l’attivita’ e’ esposta e quali sono i livelli di prestazione cui riferirsi in relazione agli obiettivi di sicurezza da perseguire. Al termine della prima fase deve essere redatto un sommario tecnico, firmato congiuntamente dal progettista e dal titolare dell’attivita’, ove e’ sintetizzato il processo seguito per individuare gli scenari di incendio di progetto ed i livelli di prestazione�.

Il sommario tecnico deve contenere:

“definizione del progetto, identificazione degli obiettivi di sicurezza antincendio, identificazione dei livelli di prestazione e degli scenari di incendio�.

Il sommario tecnico deve contenere in particolare la descrizione dei punti previsti nella prima fase:

- definizione del progetto;

- identificazione degli obiettivi di sicurezza antincendio;

- identificazione dei livelli di prestazione;

- identificazione degli scenari di incendio.

Con riferimento ai punti sopra elencati dovranno essere presenti degli allegati costituiti da elaborati grafici, schemi e sezioni che permettano la chiara individuazione delle attivita’ che si intendono svolgere; tali elaborati potranno essere specifici oppure fare riferimento alla documentazione di progetto piu’ generale, come quella che illustra l’attivita’, che in tal caso dovra’ essere firmata anche dal progettista che utilizza l’approccio ingegneristico e del progettista che ha prodotto il SGSA.

3.1. Definizione del progetto

Nella progettazione svolta con l’approccio ingegneristico alcuni elementi sono di particolare rilevanza nella definizione degli obiettivi di sicurezza antincendio e, di conseguenza, nella selezione degli scenari. Questa parte della documentazione deve esplicitare in modo chiaro gli elementi che, sulla base del giudizio del professionista, costituiscono delle criticita’ ai fini della valutazione.

(Esempio: la descrizione dettagliata della costruzione con particolare riferimento alla suddivisione degli

ambienti, alle aperture di ventilazione e alla presenza di infissi, alle barriere che ostacolano il movimento

degli effluenti, alle vie di esodo, ai compartimenti antincendio e/o antifumo, alle strutture e ai materiali, il layout degli impianti, la distribuzione degli arredi e dei materiali combustibili, la presenza di impianti di

ventilazione e di condizionamento, le aperture di aerazione e tipologia di infissi, la presenza di persone, la loro distribuzione, la loro occupazione principale e le eventuali limitazioni o impedimenti per un normale

esodo dalla costruzione, ecc.).

In questa sezione non si tratta di indicare le soluzioni o i sistemi che verranno successivamente ipotizzati come misure compensative e dimensionati mediante l’analisi ingegneristica, ma di illustrare la situazione esistente o di progetto, necessaria come base per le successive analisi.

(Esempio: un impianto di estrazione dei fumi o altre misure compensative)

Devono essere fornite le seguenti informazioni.

- Eventuali vincoli progettuali derivanti da previsioni normative o da esigenze peculiari

dell’attivita’ fornendo informazioni circa:

difformita’ rispetto a regole tecniche che rendono necessario un procedimento di

deroga;

scostamenti rispetto a standard di possibile riferimento (es. D.M. 10/03/98);

particolari esigenze di tutela di un bene;

esigenze di garantire la prosecuzione dell’attivita’.

- Individuazione dei pericoli di incendio connessi con la destinazione d’uso prevista, come gia’

previsto dal D.M. 4/5/98 (ed in particolare dall’allegato I punto A.2.1) e dal D.M. 10/03/98

(ed in particolare dagli allegati I e II).

- Descrizione delle condizioni ambientali per l’individuazione dei dati necessari per la

valutazione degli effetti che si potrebbero produrre, come gia’ previsto dal D.M. 4/5/98 (ed in particolare dall’allegato I punto A.2.2) e dal D.M. 10/03/98 (ed in particolare dagli allegati I e II) fornendo in particolare le seguenti informazioni:

principali caratteristiche costruttive degli edifici;

indicazioni planovolumetriche degli ambienti;

compartimenti antincendio/antifumo;

sistemi di ventilazione naturale, come:

– aperture prive di infisso;

– aperture con infisso;

– evacuatori di fumo e calore naturali;

sistemi di ventilazione meccanica, come:

– impianti di ventilazione (presenza ed ubicazione delle condotte di mandata e di

ripresa dell’aria, dei punti di espulsione e di immissione dell’aria e degli

elementi principali dell’impianto);

– portata dell’impianto

– presenza ed ubicazione di serrande tagliafuoco;

evacuatori di fumo e calore motorizzati;

sistemi di attivazione dell’impianto di ventilazione.

- Caratteristiche del sistema delle vie d’esodo:

dimensioni dei percorsi;

collegamenti tra i piani;

tipologia degli infissi.

- Impianti di protezione attiva:

sistemi di rivelazione ed allarme incendio;

sistemi di spegnimento manuali ed automatici.

- Analisi delle caratteristiche degli occupanti in relazione alla tipologia di edificio ed alla

destinazione d’uso prevista, come gia’ previsto dal D.M. 4/5/98 (ed in particolare

dall’allegato I punto A.2.2) e dal D.M. 10/03/98 (ed in particolare dagli allegati I e II)

fornendo in particolare le seguenti informazioni:

tipologia degli occupanti:

– famigliarita’ con l’ambiente;

– presenza di anziani o bambini;

– presenza di disabili (con limitazione delle capacita’ motorie, con limitazione

delle capacita’ visive, con limitazione delle capacita’ uditive, con problematiche psicologiche o mentali);

– stato di veglia o di sonno;

– presenza di persone con compiti particolari che devono ritardare l’esodo;

– presenza di persone con restrizione della liberta’ (carceri, istituti di pena, ecc.);

- numero e distribuzione degli occupanti all’interno dei locali (affollamento delle aree) nelle

condizioni piu’ sfavorevoli ai fini dell’esodo

3.2. Identificazione degli Obiettivi di sicurezza antincendio

‘In questa fase sono identificati ed esplicitati gli obiettivi di sicurezza antincendio in conformita’ alle vigenti disposizioni in materia di prevenzione incendi ed in relazione alle specifiche esigenze dell’attivita’ in esame, ivi compresa la sicurezza delle squadre di soccorso. Gli obiettivi servono quindi come capisaldi di riferimento per stabilire i livelli di prestazione’.

Gli obiettivi di sicurezza antincendio dovranno essere esattamente individuati in relazione al caso in esame, anche in relazione agli obiettivi generali gia’ previsti dalla Direttiva Europea Prodotti da Costruzione, requisito essenziale ’sicurezza in caso di incendio’ di seguito riportati.

- la capacita’ portante dell’opera deve essere garantita per un periodo di tempo determinato;

- la produzione e la propagazione del fuoco e del fumo all’interno delle opere deve essere

limitata;

- la propagazione del fuoco alle opere vicine deve essere limitata;

- gli occupanti devono essere in grado di lasciare l’opera o di essere soccorsi altrimenti;

- deve essere presa in considerazione la sicurezza delle squadre di soccorso.

In funzione quindi delle finalita’, riportate nella Scheda informativa generale, per le quali viene

applicata l’analisi utilizzando l’approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio,

(Esempio: ammettere una lunghezza delle vie di esodo maggiore di quanto previsto dalla regola tecnica)

dovranno essere definiti i relativi obiettivi di sicurezza antincendio.

(Esempio: gli occupanti devono poter raggiungere un luogo sicuro)

3.3. Identificazione dei Livelli di prestazione

“In relazione agli obiettivi di sicurezza individuati, il progettista deve indicare quali sono i

parametri significativi presi a riferimento per garantire il soddisfacimento degli stessi obiettivi;

questi vanno espressi in valori numerici e comprendere tutti i parametri che poi saranno necessari alla verifica dei risultati attesi dal progetto�

I parametri possono includere, ad esempio:

- livelli di temperatura massima alla quale si puo’ essere esposti,

- livelli di visibilita’,

- livelli di irraggiamento termico a cui le persone o gli elementi possono essere esposti,

- livelli di concentrazione delle specie tossiche.

Il progettista dovra’ fornire giustificazioni in merito alle scelte operate con riferimento a disposizioni normative o, in mancanza di queste, sulla base di quanto reperibile in letteratura avendo a riferimento in ogni caso le effettive condizioni ambientali dell’edificio.

A questi vanno aggiunti i livelli di prestazione richiesti per la costruzione, secondo quanto indicato nel DM 9/3/2007 e indicare quali sono i parametri significativi presi a riferimento come criteri valutativi delle prestazioni richieste.

(Esempio: una condizione di carico critica, una temperatura critica, uno stato deformativo critico, ecc.).

Tali valori possono, ad esempio, essere desunti dalle norme ISO/TR 13387, BS 7974, EN 1991-1-2, dal decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 9/05/2001, dal decreto del Ministero delle Infrastrutture 14/1/2008, ecc.

Si riportano di seguito alcune considerazioni su alcuni parametri:

- Livelli di temperatura. Il livello di temperatura massima ammissibile puo’ variare in funzione degli obiettivi antincendio (esodo degli occupanti, permanenza del personale addetto per il tempo necessario alla messa in sicurezza degli impianti, intervento dei soccorritori)

(Esempio: per gli occupanti puo’ essere in genere ritenuta ammissibile una esposizione ad una temperatura

non superiore a 50 – 60 �C per il tempo di esodo; i valori possono variare e devono sempre essere

giustificati).

- Livelli di visibilita’. la visibilita’ ammessa lungo le vie di esodo deve essere definita per un

certo periodo temporale e relativamente alla quota cui sono posizionate le segnalazioni che indicano il percorso d’esodo. E’ necessario essere consapevoli che la tipologia dei segnali (riflettenti, luminosi) e la loro posizione puo’ influenzare i valori ammissibili.

(Esempio: per gli occupanti puo’ essere in genere ritenuta ammissibile una visibilita’ di 10 m per tutto il tempo necessario al completo esodo; valori diversi, comunque possibili, devono essere giustificati. Puo’ essere giustificata per i soccorritori l’assunzione di livelli di visibilita’ ridotti ma garantiti per il tempo necessario all’intervento).

- Livelli di irraggiamento. Il livello di irraggiamento deve intendersi risultante dal contributo

della sorgente di incend io, dei prodotti della combustione (fumi, gas) e delle strutture

(pareti, solai).

(Esempio: come limiti all’irraggiamento possono essere presi a riferimento i valori di soglia previsti dal

decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 9/5/2001; per quanto riguarda gli effetti sulle persone suddetto

decreto riporta il limite massimo di 3 kW/m2 per lesioni reversibili. In considerazione del fatto che tali valori

sono riferiti ad un ambito industriale ed a particolari condizioni di esercizio, valori usualmente accettabili ai

fini del raggiungimento dell’obiettivo di realizzare esodi in sicurezza, non sono superiori a 2 kW/m2, per un

limitato tempo di esposizione. Questi valori, o i corrispettivi valori di dose assorbita, devono essere

documentati in relazione allo scenario in esame ed alle indicazioni disponibili in normative o in letteratura.)

- Livelli di concentrazione delle specie tossiche. Allo stato, attuale delle conoscenze, e’

vivamente consigliato escludere dai parametri identificativi degli obiettivi di sicurezza il

livello di concentrazione delle specie tossiche raggiunto durante l’incendio, in quanto gli

algoritmi oggi disponibili non consentono di prevederne la distribuzione dei valori nello

spazio e nel tempo con sufficiente attendibilita’. Piu’ prudentemente possono essere adottate modalita’ indirette di affrontare il problema delle specie tossiche prodotte.

(Esempio: prescrivere, in via cautelativa, che una persona non possa essere esposta, neanche per

brevissimi intervalli di tempo all’azione del fumo e dei gas di combustione, ad esempio imponendo un’altezza

minima dal pavimento (1,8 o 2 m) libera dal fumo e dai gas di combustione, nelle vie di esodo almeno

durante l’evacuazione dall’edificio incendiato.)

(Esempio: imporre adeguati valori minimi di visibilita’ nelle vie di esodo per determinati intervalli di tempo, a

condizione che non siano presenti materiali combustibili tali da dar luogo a fuochi covanti o a produzione di

cianuri, clorurati, fluorurati, ecc. Generalmente con visibilita’ dell’ordine di 10 m o superiore puo’ risultare

accettabile trascurare la valutazione delle specie tossiche presenti, nelle condizioni suddette.)

3.4. Scenari di incendio

“Gli scenari di incendio, che rappresentano la schematizzazione degli eventi che possono

ragionevolmente verificarsi in relazione alle caratteristiche del focolaio, dell’edificio e degli

occupanti, svolgono un ruolo fondamentale nell’ambito del processo di progettazione prestazionale.

L’identificazione degli elementi di rischio d’incendio che caratterizzano una specifica attivita’, se condotta in conformita’ a quanto indicato dal decreto del Ministro dell’interno 4 maggio 1998 e dal decreto del Ministro dell’interno 10 marzo 1998, permette di definire gli scenari d’incendio, intesi quali proiezioni dei possibili eventi di incendio. Nel processo di individuazione degli scenari di incendio di progetto, devono essere valutati gli incendi realisticamente ipotizzabili nelle condizioni di esercizio previste, scegliendo i piu’ gravosi per lo sviluppo e la propagazione dell’incendio, la conseguente sollecitazione strutturale, la salvaguardia degli occupanti e la sicurezza delle squadre di soccorsi�.

Ai fini della definizione dei possibili scenari di incendio, di preminente importanza sono le

condizioni caratterizzanti il materia le combustibile.

- stato, tipo e quantitativo del combustibile;

- configurazione e posizione del combustibile;

- tasso di crescita del rilascio termico e picco della potenza termica (HRRmax);

- tasso di sviluppo dei prodotti della combustione.

La documentazione dovra’ fornire un’accurata descrizione dei materiali combustibili presenti nella parte dell’edificio interessata dagli scenari e le loro caratteristiche.

In particolare devono essere individuati e segnalati gli scenari corrispondenti ad eventuali

distribuzioni non uniformi del carico di incendio, che possono determinare incendi di tipo

localizzato, e devono essere forniti i dati relativi al carico di incendio previsto nelle aree di massima concentrazione.

Con riferimento al punto 4.2 c.3 dell’allegato al D.M. 9/5/2007 e alle richiamate indicazioni

riguardanti la definizione del carico di incendio specifico di progetto (punto 4.2 dell’allegato al D.M. 9/3/2007), si precisa quanto di seguito indicato. Nel caso in cui il progettista intenda avvalersi della possibilita’ di modellare il contributo offerto dalle misure di protezione limitative del carico d’incendio specifico, cui corrispondono i vari coefficienti dni , allo stato attuale delle conoscenze, la modellazione potra’ essere effettata esclusivamente per le misure di cui ai coefficienti dn1 , dn2 , dn3 ,

dn4 , dn5 , dn6 , dn7 della tabella 3 dell’allegato al D.M. 9/3/2007, dando adeguata documentazione in merito all’efficacia dei sistemi adottati e in merito ai dati tecnici che ne consentono realisticamente una modellazione.

Si fa presente inoltre che la modellazione delle misure di protezione limitative del carico di incendio specifico, cosi’ come l’adozione dei valori dni previsti in tabella, potra’ essere condotta unicamente con riferimento a misure in grado di espletare la loro protezione nell’arco delle 24 ore.

In generale puo’ essere accettabile schematizzare l’incendio come una sorgente di tipo volumetrico, ossia come una sorta di bruciatore che rilascia calore (Heat Realease Rate – HRR) e determinate quantita’ di particolato (soot) ed in certi casi anche di gas, sulla base di indicazioni date dal progettista che dovra’ giustificare le scelte operate.

I valori assunti dal progettista per la costruzione della curva HRR corrispondente ad un dato scenario devono essere opportunamente giustificati.

(Esempio: definire il valore di ta, tempo necessario per raggiungere il tasso di rilascio termico pari a 1MW e il

valore di HRRf, massimo tasso di rilascio termico prodotto da 1 m2 di incendio nel caso di combustione

controllata dal combustibile).

(Esempio: un riferimento condiviso e’, in ambito civile, la tabella E5 dell’Eurocodice EN 1991-1-2 che si

riporta di seguito).

(Esempio: in ambito industriale ma sempre con riferimento ad incendi in ambiente confinato, si puo’ far

riferimento a valori diversi purche’ riconducibili a studi e sperimentazioni effettuate in tale ambito).

Nel caso in cui, in alternativa all’adozione della sorgente di tipo volumetrico, il progettista intende adottare modelli approssimati di combustione per prevedere (invece di prescrivere come nel caso precedente di sorgente di tipo volumetrico) il rateo di produzione di calore in funzione dei materiali combustibili presenti e delle temperature raggiunte nelle diverse fasi di sviluppo dell’incendio, dovra’ illustrare e giustificare il modello adottato e la schematizzazione effettuata.

Si evidenzia che elementi di criticita’ riguardano la dimensione della mesh (analisi di sensitivita’) e la definizione delle proprieta’ dei materiali. I livelli di HRR sviluppati dal modello approssimato di combustione dovrebbero essere confrontati con i valori individuabili nella letteratura tecnica per le specifiche attivita’ come, ad esempio, i valori riportati nella succitata tabella E5.

Livelli di HRR fortemente difformi da quelli disponibili in letteratura dovrebbero indurre il progettista ad approfondire il grado di affidabilita’ dei dati di input del modello di combustione.

Si segnala inoltre che rapide diminuzioni di HRR dovute all’entrata in funzione di sistemi di spegnimento possono essere adottate purche’ il progettista sia in grado di dimostrare l’efficacia del sistema di spegnimento che si intende adottare, mediante indagini sperimentali condotte dal produttore del sistema di spegnimento ovvero attraverso il ricorso a dati disponibili nella letteratura

tecnica che si adattino puntualmente al sistema adottato. Si sottolinea, infatti, che qualsiasi prestazione assunta arbitrariamente e non adeguatamente supportata, del sistema di spegnimento, come di qualsiasi altra misura di protezione dall’incendio adottata, e’ contraria ai principi della Direttiva Prodotti da Costruzione.

Va evidenziato, altresi’, che la scelta del rateo di produzione del particolato rappresenta un momento di criticita’; infatti, la combustione di un modesto quantitativo di materiale plastico, come un apparecchio televisivo o una poltrona, puo’ avere dal punto di vista della diffusione dei fumi nella fase di pre-flashover, importante nella valutazione dell’esodo dei presenti, conseguenze molto piu’ gravose di un incendio di legno o carta con livelli di picco termico anche molto maggiori.

(Esempio: per materiali cellulosici quali legno, carta, ecc. puo’ essere accettabile un rateo di produzione di

particolato di 0,01 kgsoot/kgcomb)

(Esempio: per materiali plastici quali, PVC, poliuretano, ecc. il rateo puo’ crescere di un ordine di grandezza

e arrivare a 0,08 – 0,10 kgsoot/kgcomb o anche maggiore con effetti molto piu’ gravosi)

Ugualmente importanti, nella definizione degli scenari di incendio, sono le condizioni al contorno, riassumibili nelle informazioni seguenti, le quali hanno incidenza sulla disponibilita’ del comburente e sulla movimentazione degli effluenti.

- Caratteristiche dell’edificio.

- Geometria dei locali e caratteristiche termiche delle pareti e dei solai.

(Nota: nel caso in cui i suddetti parametri non vengono considerati ai fini del calcolo deve essere fornita una

adeguata giustificazione. In genere considerare le pareti ed i solai come superfici adiabatiche, trascurando in

tal modo la frazione di calore assorbita dagli elementi costruttivi, puo’ risultare conservativo in relazione alle

temperature raggiunte nell’ambiente, ma non necessariamente conservativo per la stratificazione dei fumi).

- Condizioni di ventilazione naturale interna ed esterna, con riferimento a:

infiltrazioni naturali nell’ambiente (leakage);

presenza di cavedi;

presenza di camini ;

presenza di elementi di chiusura dei vani in materiale plastico termofondente;

aperture prive di infisso;

aperture con infisso (porte e finestre) specificando:

– la tipologia degli infissi,

– le caratteristiche dimensionali e costruttive specificando nel caso di infissi con vetro la tipologia e lo spessore del vetro nonche’ i valori della temperatura e/o del flusso critico che comportano una rottura efficace ai fini della ventilazione;

presenza di EFC e loro descrizione.

- Condizioni di ventilazione meccanica, con riferimento a:

impianto di ventilazione, specificando:

– la presenza e l’ubicazione delle condotte di mandata e di ripresa dell’aria dell’impianto, delle relative apparecchiature e dei punti di espulsione e di immissione dell’aria nonche’ della portata d’aria,

– la presenza ed ubicazione di serrande tagliafuoco,

sistemi di attivazione e di spegnimento dell’impianto di ventilazione.

- Stato delle porte e delle finestre con riferimento alla situazione di apertura/chiusura in

funzione del tempo, con riferimento a:

apertura dall’inizio della simulazione;

chiusura con leakage;

apertura ad un certo tempo per una azione (persone durante l’esodo, soccorritori);

apertura ad un certo tempo per rottura dei vetri (totale/parziale);

crollo parzia le delle strutture di sconfinamento.

Per concludere la definizione dello scenario occorre richiedere precisazioni circa le condizioni delle persone presenti.

- Affollamento.

- Categoria occupanti, come:

lavoratori;

studenti;

visitatori occasionali;

anziani;

malati;

disabili.

- Stato psico-fisico.

- Grado di familiarita’ dei presenti con l’ambiente.

- Stato di veglia/sonno.

Di solito si avra’ un insieme di scenari di incendio, ed a questo proposito dovranno essere prodotti specifici elaborati grafici che illustrino:

- la localizzazione e le condizioni al contorno degli scenari di incendio;

- l’individuazione dettagliata delle caratteristiche degli occupanti

4. Analisi quantitativa (II fase)

4.1. Generalita’

Il D.M. 9/5/2007 prevede la redazione di una Documentazione di Progetto specifica per la seconda fase, relativa all’analisi quantitativa.

In questa fase deve essere definita la soluzione progettuale (la compensazione del rischio di incendio), la scelta del modello e le relative approssimazioni, l’effettuazione del calcolo delle conseguenze degli scenari di incendio, l’illustrazione dei risultati dell’elaborazione ed il loro confronto con i livelli di prestazione.

4.2. Definizione della soluzione progettuale (Compensazione del rischio incendio)

Questa parte della Documentazione di Progetto contiene la descrizione dei provvedimenti da adottare nei confronti dei pericoli, delle condizioni ambientali, e la descrizione delle misure preventive e protettive assunte, con particolare riguardo al comportamento al fuoco delle strutture e dei materiali ed ai presidi antincendio, avendo riguardo ad eventuali norme tecniche di prodotto prese a riferimento.

- Descrizione della strategia scelta per raggiungere gli obiettivi prefissati.

- Misure di prevenzione e loro caratteristiche:

sostituzione di materiali combustibili con altri non combustibili,

sistemi di sicurezza a saturazione,

ventilazione dei locali.

- Misure di protezione passiva e loro caratteristiche:

strutture resistenti al fuoco,

compartimenti antincendio/antifumo,

porte e chiusure tagliafuoco,

sistemi di contenimento dei fumi,

barriere al fumo,

materiali classificati ai fini della reazione al fuoco.

- Misure di protezione attiva e loro caratteristiche:

ventilazione ordinaria,

ventilazione in caso di incendio (estrazione meccanizzata dei fumi e/o impianti di

immissione). In questo caso i motori di aspirazione devono essere in grado di

sopportare le temperature raggiunte con riferimento alle prestazioni individuate nel

D.M. 16/2/2007,

impianti di rivelazione e loro caratteristiche compreso il Re sponse Time Index (RTI)

necessario per la stima del tempo attivazione impianti e di intervento,

impianti di spegnimento o di soppressione.

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