Alcune domande che ci si pone nell’affrontare inizialmente il tema dell’ingegneria antincendio. Perchè si è diffusa così rapidamente? Cosa permette di fare e quali sono i suoi limiti? Dopo l’emanazione del decreto ministeriale 9 maggio 2007, renderà inutili nel futuro le norme tradizionali?
1. perché è diffusa nel mondo
Per fire safety engineering (FSE), che in italiano si può tradurre con ingegneria della sicurezza antincendio, si intende il complesso di modelli, dati e criteri che permettono l’applicazione dei principi della scienza e dell’ingegneria alla protezione delle persone, dei beni e dell’ambiente dal fuoco.
Rimasta per almeno venti anni all’interno dei laboratori di ricerca e dei centri di progettazione dei grandi complessi industriali, negli ultimi tempi questa disciplina ha visto un improvviso aumento di interesse. Alla base di questa rapida diffusione ci sono precisi motivi:
- nell’Unione europea, come in altri paesi industrializzati (USA, Giappone, Australia, Nuova Zelanda), questo approccio è stato introdotto per legge (in Europa, con la direttiva 89/106/CEE sui prodotti da costruzione) e costituisce l’unica alternativa alle norme tradizionali;
- l’ISO (International Standard Organization) nel 1999 ha licenziato un documento (ISO TR 13387 - fire safety engineering) che illustra lo stato dell’arte della materia, dimostrando che i modelli ed i dati disponibili in letteratura già consentono di svolgere valutazioni della sicurezza con discreta affidabilità;
- sono diffusi in tutto il mondo (tranne che in Italia) corsi a livello universitario che formano i professionisti all’utilizzo di questo approccio;
- le tecniche proprie dell’approccio ingegneristico consentono, in generale, di ridurre i costi delle misure di sicurezza garantendo i livelli di sicurezza richiesti dallo Stato e, in molti casi, sono l’unico strumento per valutare il livello di sicurezza di edifici non soggetti a norme (si pensi ai grattacieli, alle stazioni sotterranee, ai terminal aeroportuali, alle grandi navi da crociera ed ai complessi interrati).
2. In cosa consiste l’approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio
Spiegare in poche righe in cosa consista una disciplina nuova è difficile. Fermo restando che il decreto ministeriale 9 maggio 2007 stabilisce il contesto di procedure all’interno del quale è possibile presentare un progetto o una deroga predisposta con l’uso degli strumenti della fire engineering, si può riassumerne il significato facendo riferimento al fatto che tale strumento consente di elaborare valutazioni quantitative della sicurezza elaborando simulazioni di evoluzione dell’incendio.
Per capire il grande salto in avanti compiuto, può essere utile un esempio relativo ad una deroga: se la norma sugli alberghi chiede di proteggere le scale di un edificio storico adibito ad albergo e, ai fini della tutela del bene la protezione risulta inaccettabile, si può ipotizzare di mettere in atto altre misure che, senza ingabbiare il vano scala, garantiscano alle persone presenti nell’albergo il medesimo livello di sicurezza previsto dalla norma.
La novità dell’approccio ingegneristico alla sicurezza consiste nel fatto che, di ogni misura alternativa, può essere quantificato l’effetto. Fino ad oggi, invece, si accettavano misure secondo un criterio qualitativo, senza nessuna possibilità di misurare l’impatto effettivo dei singoli strumenti sul’evoluzione dell’incendio.
Tornando al nostro esempio, quindi, mentre con l’approccio tradizionale si potrebbe finire con l’accettare indifferentemente un gruppo di misure di sicurezza piuttosto che un altro (ad esempio, rivelatori di incendio + estrattori di fumo invece che aperture di ventilazione + materiali incombustibili), con le valutazioni ingegneristiche tale indifferenza svanisce, perché diviene noto e misurabile l’effetto sulla sicurezza complessiva dei singoli miglioramenti accettati. Da questo discende, anche il vantaggio economico per i proprietari degli immobili, e quindi, per la nazione intera.
3. Di quali metodi di calcolo si serve l’approccio ingegneristico?
Un risultato tanto ambizioso è stato raggiunto dopo decenni di sperimentazioni sui materiali e di sviluppo di modelli analitici sull’evoluzione dell’incendio portati avanti nei laboratori e nelle università di gran parte dei paesi europei (Italia compresa), negli Usa, in Giappone, Nuova Zelanda ed Australia. I modelli (in gran parte manuali, ma anche riprodotti su codici di calcolo automatico), permettono di valutare l’evoluzione di un incendio a partire dalla formulazione delle ipotesi di base, che riguardano sia l’innesco che lo scenario di incendio (per scenario si intendono le ipotesi sullo stato delle opere e dei prodotti e sul comportamento umano). Per sviluppare questi modelli, ma anche per introdurre i dati di input, necessari al loro funzionamento, si sono rese necessarie molte sperimentazioni che hanno dato luogo a banche dati sul comportamento dei materiali. Tali banche sono state costruite negli ultimi trenta anni con un impegno di risorse notevole e sono in costante evoluzione, anche per tenere la disciplina aggiornata all’evoluzione tecnologica di materiali.
4. Cosa permette di fare esattamente l’approccio ingegneristico?
Essere in grado di descrivere la dinamica di un incendio in un compartimento permette un grande numero di applicazioni. Infatti, oltre a quella, fondamentale, di verificare e valutare l’efficacia di un progetto antincendio, con questo approccio si possono verificare le pianificazioni dell’emergenza, ricostruire in sede di investigazione scientifica le fasi di un incendio avvenuto, progettare misure di sicurezza in deroga a norme vigenti.
5. Le norme tradizionali andranno in pensione?
A seguito dell’emnazione del decreto ministeriale 9 maggio 2007 non è cambiato nulla per quanto riguarda l’applicazione delle norme tradizionali. Oggi, come anche nel futuro, ai progettisti si presenteranno due possibili vie: il rispetto delle norme di sicurezza tradizionali o l’adozione di misure di sicurezza diverse, giustificata sulla base delle valutazioni effettuate secondo l’approccio ingegneristico.
6. In Italia e’ possibile adottare in un progetto l’approccio ingegneristico?
Attualmente, secondo le procedure di prevenzione incendi, si puo’ presentare un progetto studiato con l’approccio ingegneristico se si rispettano le indicazioni procedurali stabilite dal DM 9 maggio 2007.
Pertanto, per le attivita’ non normate o per le deroghe, l’approccio ingegneristico e’ entrato pienamente nell’ordinamento di prevenzione incendi italiano parallelamente all’uso dell’approccio tradizionale.
- 7. Per valutare la sicurezza equivalente è possibile utilizzare metodi diversi dalla FSE ?
Nella direttiva 89/106/CEE, ma anche presso l’ISO, non si cita la possibilità di adottare altri metodi, come ad esempio i metodi ad indici (utilizzati ad esempio presso la repubblica elvetica). Il loro utilizzo quindi, appare poco plausibile in un ottica di affidabilità dei risultati e, d’altra parte, il loro studio è ormai poco giustificato, dato che tali metodi sono stati definitivamente scartati dalla comunità scientifica internazionale.
Scarica il decreto in formato pdf: DM 9 maggio 2007
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